La sostenibilità d’impresa sta finalmente uscendo dalla sua fase più faticosa e per certi versi avvilente — quella del formalismo normativo — per entrare in una nuova stagione di semplificazione, proporzionalità e impatto concreto.
Il segnale è arrivato l’11 luglio 2025, con l’adozione da parte della Commissione Europea del Delegated Act che modifica il Regolamento 2023/2772. Una misura attesa, che risponde alle richieste pressanti di imprese, professionisti e organismi di rappresentanza, soprattutto da parte delle PMI.
Quello approvato è molto più di un rinvio tecnico. È una dichiarazione d’intenti chiara: il reporting di sostenibilità non può trasformarsi in un esercizio sterile, pensato per pochi e imposto a tutti. Deve essere uno strumento utile, leggibile, coerente con la dimensione e il modello operativo di ciascuna azienda.
Cosa cambia davvero?
Il nuovo Delegated Act introduce una proroga di due anni per diversi obblighi di disclosure previsti dalla CSRD, estendendo le esenzioni anche alle imprese con oltre 750 dipendenti — soglia finora esclusa. In pratica, le aziende che rientrano nella cosiddetta “wave one” (quelle obbligate a rendicontare sul bilancio 2024) non dovranno integrare ulteriori informazioni nel 2025 e 2026 rispetto a quanto già richiesto al primo anno. E questo vale anche per gli standard più complessi come biodiversità, catena del valore, comunità impattate, consumatori e utenti finali.
Il cuore della novità, però, non è solo nei rinvii. È nella filosofia che li sostiene che significa la consapevolezza che la sostenibilità non può ma deve essere uno strumento operativo e competitivo pe rle aziende. Non un ostacolo, ma un’opportunità concreta.
In parallelo, l’EFRAG, l’organismo tecnico e di consulenza, incaricato di elaborare gli standard europei di rendicontazione (ESRS), ha pubblicato una bozza radicalmente rivista dei suoi standard: meno datapoint, meno obblighi narrativi, maggiore chiarezza sul principio di doppia materialità, e soprattutto una nuova architettura dei report che consente alle aziende di evitare duplicazioni, schemi rigidi, sovrapposizioni tra sezioni.
Nel complesso, si prevede una riduzione oltre il 50% dei datapoint obbligatori, una maggiore enfasi sull’utilità per gli stakeholder e un forte incentivo a raccontare solo ciò che è davvero rilevante.
E le PMI?
Per le piccole e medie imprese, il messaggio è doppio. Da un lato, molte saranno escluse dall’obbligo grazie alla proposta — attualmente in discussione — di applicare la CSRD solo alle imprese con oltre 1.000 dipendenti. Dall’altro, chi resterà nel perimetro potrà contare su regole più chiare, percorsi più graduali e soprattutto su standard che tengono conto della capacità organizzativa reale delle aziende.
Un esempio concreto: per le PMI quotate, l’obbligo di reporting slitta al 2027, con possibilità di opt-out fino al 2028. Ma anche per le grandi imprese che coinvolgono le PMI come fornitori nella loro value chain, la semplificazione delle metriche e dei perimetri riduce l’impatto indiretto sulla filiera.
Una finestra strategica
Il quadro che emerge da queste riforme è più fluido, ma anche più incoraggiante. L’Europa non sta facendo marcia indietro sulla sostenibilità. Al contrario, la sta rendendo più intelligente, sostenibile anche per chi la deve attuare.
Le aziende hanno ora l’opportunità di uscire da una logica di mera compliance e di ripensare il proprio approccio al reporting: meno ansia da adempimento, più capacità di raccontarsi in modo credibile, utile e misurabile.
Chi saprà cogliere questa fase come una occasione di riposizionamento culturale, prima ancora che normativo, potrà guadagnare non solo tempo, ma anche fiducia, reputazione e capacità competitiva.
Il calendario da tenere d’occhio
- 2025: le imprese della “wave one” devono ancora rendicontare sul 2024, ma senza nuovi obblighi per il 2025-2026.
- Fine luglio 2025: pubblicazione dell’Exposure Draft definitivo EFRAG e avvio della consultazione pubblica.
- Autunno 2025: possibile adozione formale del pacchetto semplificato ESRS.
- 2026: entra in vigore il quadro aggiornato per la “wave two” (grandi imprese non quotate).
- 2027: inizio del reporting per le PMI quotate (con opt-out fino al 2028).
La sostenibilità cambia pelle.
In sintesi, la sostenibilità non sparisce diventa solo più accessibile, più coerente con il business e più allineata con la realtà concreta delle imprese, grandi e piccole. Perché se la rendicontazione deve servire a orientare il futuro, allora ha bisogno — prima di tutto — di parlare il linguaggio del presente.